A cosa servono le foto che hanno segnato un’epoca? Perché certe fotografie riescono a scrivere la storia? Cos’hanno di così speciale da rimanere impresse nell’immaginario di tutti? A me pare che la storia si scriva con milioni di parole eppoi alcune fotografie diventino gli accenti, acuti e gravi, che si appoggiano su una in particolare e riassumono in uno scatto l’essenza di un’intera narrazione. L’attimo di un tempo lunghissimo di gestazione che nasce in un momento.
I libri di Roberto Vitale mi riportano sempre a questa stessa conclusione. Le foto che hanno segnato un’epoca, nate come pagina Facebook, dal 2022 sono delle preziose edizioni per chi, come me, ha ancora un debole per la carta stampata. Un debole legato all’oggetto in sé e soprattutto all’effetto di rallentamento che provoca: mi lascia il tempo per pensare e digerire, come quando sei al mare e ti raccomandano di non fare il bagno prima che siano passate 3 ore da quando hai mangiato.
Le foto che hanno segnato un’epoca. Storie di sport è la sua quarta pubblicazione, uscita in libreria lo scorso 21 marzo, ed è dedicata a uomini e donne che hanno fatto qualcosa di incredibile. La cover è disegnata da Andrea Serio e un tocco speciale di rosa -nel nome dell’autore, sottotitolo, dorso e quarta di copertina- è un evidente richiamo alla Gazzetta dello Sport. Complimenti, veramente una bella idea!

Leggere le brevi storie e guardare le fotografie fa riaffiorare grandi emozioni per eventi che ho vissuto e che la memoria illumina per quell’effetto che, appunto, la fotografia provoca. Ayrton Senna [ricordo la maledizione di quella tappa della Formula 1]. Marco Pantani aka Il Pirata [all’epoca lavoravo per un’azienda che produceva scarpe da ciclismo, ascoltai centinaia di racconti su di lui]. Valentino Rossi [teneva inchiodati tutti i muscoli alla sedia come le sue ruote sulla pista]. Usain Bolt [l’uomo che lasciò tutti a bocca aperta]. La vittoria della Nazionale Italiana di Pallavolo maschile quando il mitico Julio Velasco fu nominato commissario tecnico [l’incredibile forza di essere veramente una squadra]. E poi Alfonsina Strada e Carlo Airoldi [ma che sorpresa]. E altri nomi italiani e internazionali che hanno veramente segnato la memoria sportiva di milioni di persone. E mica posso mancare di nominare Muhammad Ali che in quella foto si chiamava ancora Cassius Clay!
Se vuoi tornare a quel preciso momento, puoi guardare questo reel.
Ma non sono i miei ricordi la cosa importante. La cosa più importante che ha fatto l’autore in questa raccolta è un’altra. È mostrare l’immensità della forza di singole persone contro il silenzio di un contesto storico-culturale-umano che spesso non è stato in grado di comprendere fino in fondo quel movimento, quel cambiamento, quel tentativo di risveglio da un assopimento generale. A distanza di tempo, è più facile comprenderne la potenza, anche per chi non c’era, non ha visto o non lo sapeva.
Jesse Owens apre il libro con un’impresa senza pari. Jesse Owens, nero, alle Olimpiadi di Berlino nel 1936 [millenovecentotrentasei: capito il contesto?] e vince 4 medaglie d’oro, e poi torna negli States e nessuno alla Casa Bianca lo bada. Perché, ci raccontiamo che ci sono cento sfumature di grigio ma nella realtà il mondo è più frequentemente o bianco o nero. A chiudere il libro Tommie e John e il loro pugno alzato assieme a Peter che indossa la spilla dell’OPHR mentre stanno in piedi sul podio alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968. Scelte potenti, coraggiose e orgogliose, scelte che causano più spesso difficoltà che una strada spianata, tuttavia l’amicizia di quei tre ragazzi è durata quasi quarant’anni. A dire il vero, non è la storia di Tommie e John e Peter a chiudere il libro, sarebbe piaciuto al mio senso logico, eh!
L’ultima storia che Roberto ci racconta è quella di Michael Jordan. Lui e la sua leggendaria schiacciata dal tiro libero. Lui, l’uomo che vola. Lui e tutto ciò che rappresenta. Determinazione. Riscatto. Generosità. Jordan ha avuto la fortuna di vivere un tempo diverso da Owens o da Smith-Norman-Carlos, e anche di essere professionista di uno sport che genera business. E non tutti quelli che raggiungono quell’élite si ricordano da dove sono partiti, ma lui sì: non ha mai smesso di sostenere l’associazione Make-A-Wish. E allora, con un moto di speranza, sorrido e mi sta bene che sia lui a chiudere questa bellissima raccolta di storie!



Storie di Sport è ricco di brevi racconti di persone determinate, persone con una tale passione per quello che fanno, per la vita che hanno scelto, decise a lasciare un segno nella propria vita ma anche in quella di chi la circonda. Mentre vivevano quei momenti, è probabile che non fossero del tutto consapevoli della portata dell’eco delle lore azioni. E questa sensazione si percepisce in ogni pagina. Specifico meglio: c’è la consapevolezza del risultato e dell’importanza che ha nella loro vita, molti di loro non potevano immaginare che sarebbero entrati in modo così rilevante nella storia dello sport. Ma si tratta solo di sport? Quello che ho cercato di fare oggi, soffermandomi a guardare le fotografie, a rileggere le storie che Roberto sa raccontare in modo così semplice e puntuale, è rispondere a questa domanda.
Sono uscita da quel concetto di qui e ora che è diventato un must, ma allo stesso tempo ingabbia la mente in uno sguardo fugace, invece certe storie vanno osservate con una visione più ad ampio raggio e a medio-lungo termine. Così si sono messe in fila delle suggestioni: chi ha scattato quelle foto? In prevalenza foto-giornalisti. Giornalisti. Quella categoria di narratori che sta scomparendo. Il fatto è che quando penso a fotoreporter associo più facilmente il concetto di guerra piuttosto che di sport, inviati in luoghi pericolosi per testimoniare ciò che non si vede, due per tutti Gerda Taro e Robert Capa. Ma non voglio stare sempre in un passato che crea distanza, è bene stare nel presente, e allora nomino Federico Quintana che seguo dal 2022, cioè da quando ha scelto di mostrare i tanti volti della guerra in Ucraina. Eppoi c’è la stretta allo stomaco: quante persone con addosso il giubbotto PRESS sono state uccise ultimamente? Quante che lavorano in ospedali e centri d’aiuto e ambulanze? E non riesco nemmeno a dire il numero di tutti i bambini e bambine, donne e uomini, giovani e vecchi che sono vittime di un genocidio in corso, sotto gli occhi di tutti, documentati da foto e video e voci che piangono e parole spezzate e suoni di bombardamenti che non sono come quelli dei film, hanno un suono che ghiaccia il sangue.
Ma allora, a cosa servono le foto che hanno segnato un’epoca? Ho un momento di disorientamento nel cercare il senso. Poi penso che, come in-segnano le foto che segnano un’epoca, ci sono determinati momenti storici in cui prevale l’abuso di potere di pochi singoli individui e l’umanità non se ne accorge [forse per la famosa storia della rana]. Ma ci sono tante singole persone che fanno qualcosa di grande e di bello, qualcosa che trasforma le loro vite e in qualche modo anche la nostra. Quel loro fare qualcosa genera un movimento per frenare quella mancanza di rispetto dei diritti umani, anche solo parlando di quelle vite. In un’epoca in cui uno dei leitmotiv è “essere consapevole” sarebbe opportuno trasformare il leit-motiv in leit-aktion perché ad essere troppo consapevoli di sé stessi si dimentica di essere consapevoli dell’umanità, si dimentica di fare quel che serve fare.
Quindi: a cosa servono le foto che hanno segnato un’epoca? Per me, a ricordarmi di nuovo e sempre che ognuno deve fare la sua parte, scrivere-leggere-discutere; che conoscere la storia di certe persone apre a nuove possibilità, nuove visioni; che ogni volta l’arte, nelle sue tante espressioni, ha la capacità di stimolare una riflessione. Mi chiedo, cioè vorrei chiedere a Roberto: come farai a scegliere le foto che stanno profondamente segnando l’epoca in cui viviamo?
Ciò che sta succedendo in Palestina, Libano e Cisgiordania è terrificante e disumano. Purtroppo non è l’unico posto al mondo in cui (soprav)vivere è una sfida quotidiana. Ci sono due associazioni che stimo molto: Emergency e Medici Senza Frontiere, vi invito a sostenerle se ne avete la possibilità.
Qui sotto le copertine di Le foto che hanno segnato un’epoca di Roberto Vitale pubblicate per BeccoGiallo:



