Quando si svegliò, vide attorno a sé il villaggio che stava per rimettersi in cammino. Non c’erano più tende. La portantina era ancora là, aperta. La gente saliva sui carri, silenziosa. Si alzò, e si guardò intorno a lungo, ma erano solo occhi dal taglio orientale quelli che incrociavano i suoi, e subito si abbassavano. Vide uomini armati e bambini che non piangevano. Vide le facce mute che ha la gente quando è gente in fuga. E vide un albero, sul bordo della strada. E appeso a un ramo, impiccato, il ragazzino che lo aveva portato fin lì.


[tre parole: seta, sensuale, platonico]

seta: la sensazione è quella di girare pagine di carta intrise della delicatezza del tessuto, parole come un leggero fruscio a ondeggiare nell’aria per dipingere luoghi lontani e sentimenti confusi che faticano a delinearsi in un cuore rapito dal tumulto dell’incoscienza. Come un baco da seta, Hervé Joncour vive la sua metamorfosi, permettendo alla vita di accadere senza immaginare alcuna conseguenza, sempre avvolto dal misterioso incanto da cui è stato rapito.

sensuale: la sollecitazione dei sensi è il ricordo che permane, dopo molti anni; la sensualità è l’incrocio di sguardi che genera imbarazzo e desiderio, è l’intesa silente che diventa presenza anche nell’assenza, impressioni più potenti delle certezze che hanno costruito una vita e che inducono a compiere azioni estreme, quelle che avranno ripercussioni importanti (e tu lo sai ma non ci vuoi credere).

platonico: l’amore assume tanti nomi, difficile capire quale sia il vero amore; se la sensualità è la casa del desiderio che volge all’incontro, l’amore platonico è quel sentimento che va al di là della componente fisica, rimane etereo e privo di forma perché non permette conferme né confronti, non dà e non vuole risposte. La sua incomprensione l’avvicina all’eternità.


Nel risvolto di copertina l’autore si preoccupa di avvisare che Seta non è un romanzo o un racconto ma una storia. Mi sembra un’informazione inutile, cos’altro contengono i libri se non storie? E di cos’altro parlano le storie se non di amore? Così è, da sempre. L’enfasi con cui lo dice cela la fatica e il piacere di avere scritto una storia ottocentesca che profuma d’antico e di moderno al contempo, odora di vero giacché i sentimenti degli uomini e delle donne subiscono microscopiche alterazioni da un secolo all’altro.

Alessandro Baricco, Seta, Rizzoli, 1998.

Hervé Joncour si avvicinò e per un po’ rimase a guardarlo, come ipnotizzato. Poi sciolse la corda legata all’albero, raccolse il corpo del ragazzino, lo portò a terra e si inginocchiò accanto. Non riusciva a staccare gli occhi da quel volto. Così non vide il villaggio mettersi in cammino, ma solo sentì, come lontano, il rumore di quella processone ce lo sfiorava, risalendo la strada. Non alzò lo sguardo neppure quando sentì la voce di Hara Kei, a un passo da lui, che diceva – Il Giappone è un Paese antico, sapete?

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