È una lama perché ferisce il lettore.

È una lama perché le frasi sono affettate in modo preciso, quasi ossessivo.

È una lama perché penetra in profondità nell’animo umano.

Stato di famiglia è una raccolta di sette racconti. Va letto a piccole dosi, me l’ha suggerito Alessandro Zannoni quando gli scrissi un messaggio la sera che iniziai a leggerlo: finita la storia di Achille digitai “ma che libro pazzesco hai scritto?” e lui rispose prontamente “vai piano”. Io, cocciuta, continuai. Ma aveva ragione lui, al quinto racconto mi fermai e attesi due giorni prima di leggere gli ultimi, le emozioni si erano concentrate nello stomaco e chiedevano un tempo di decantazione, di tolleranza delle vite altrui.

Quando ci incontrammo mi raccontò di aver sofferto parecchio durante la stesura dei racconti perché immedesimarsi in un assassino è faticoso e doloroso. Il risultato è stato eccellente.

Ora la domanda è: perché leggere un libro così duro? Sono due i motivi fondamentali.

Il primo è legato alla scrittura e allo stile di Zannoni; scrivo che le frasi sono affettate perché la sua penna è veramente una lama che sa tagliare i periodi e le subordinate in modo da lasciare solo l’essenziale, sia nella narrazione sia nei dialoghi. La struttura che ha scelto e che rimane invariata per i sette racconti è stra-ordinaria, originale e adrenalinica. Zannoni comincia dalla fine, il lettore sa immediatamente quale tragedia si è compiuta -un bambino che muore per mano della madre, una moglie uccisa dal marito, un nonno che stermina la famiglia, e non aggiungo altro-, la lama è già arrivata allo stomaco, in un attimo, poi c’è il rewind, quello fa meno male. Le pagine che seguono l’incipit sono la ricostruzione delle ore che precedono il dramma e permettono a chi legge di farsene una ragione. Ma non c’è logica, non c’è razionalità, non c’è previsione. La modalità del fotogramma a ritroso crea una forma di dipendenza per il lettore che, spossato dalla chiusura di un racconto è al contempo affamato, bisognoso di sapere cosa succederà in quello successivo.

ogni famiglia infelice è infelice a modo suo

Lev Tolstoj

Il secondo motivo per cui questo libro è uno dei primi a essere ospitato nel bootblog è questo: il filo che divide pensare il male e compiere il male è sottilissimo, chi o cosa lo recide? È una domanda che ho continuato a pormi nei mesi successivi alla lettura del libro perché, sebbene la letteratura sia generalmente basata sulla finzione narrativa -a meno che non apertamente dichiarato il contrario [1]- i racconti che hanno come protagonisti Anna, Roberto, Achille, Elena, Federica, Lorenzo e Lucio, sono pervasi da un senso di realtà e la percezione che tutto ciò sia vero è prevalente. Zannoni ha il grande coraggio di raccontare il vero usando storie inventate ma ispirate a fatti di cronaca, riesce a leggere la decadenza dei rapporti umani, la solitudine, estrema e impercettibile, delle persone che vivono nella globalizzazione e la follia che prende il sopravvento sulla capacità di compiere un ragionamento basico [per esempio: se uccido moglie e figlie per andare a vivere con l’amante, a) ci sono buone possibilità che finisca in prigione, quindi non andrò a vivere con l’amante; b) ci sono buone possibilità che l’amate scopra il mio lato mostruoso, quindi non andrò a vivere con l’amante].

Stato di famiglia è un libro di denuncia verso una società che sta silenziosamente perdendo la propria dignità, è qualcosa che sta accadendo lentamente e le persone non se ne accorgono. Conoscete la storiella della rana? Se mettete una rana dentro una pentola piena d’acqua e iniziate a cuocerla a fuoco basso, la rana non avrà percezione dell’aumento di calore e morirà; se gettate una rana in una pentola d’acqua bollente l’anfibio balzerà fuori all’istante e sarà salva. Leggere questo libro mantiene viva la nostra capacità di reazione.

L’intervista all’autore è pubblicata a questo link.

Stato di famiglia ha vinto il Premio Giallo Garda 2019 con le seguenti motivazioni:

Com’è possibile arrivare a tanto? È questa la domanda che assale tutti all’ascolto delle cronache di certi giorni. In questo romanzo l’autore entra nella scrittura come fosse in sala operatoria – luce accecante e bisturi nelle parole – rigirando il pensiero del lettore fino a farlo sanguinare con le realtà di quei fatti. Magistrale.

Alessandro Zannoni, Stato di famiglia, Arkadia Editore, collana Sidekar, 2019

[1] per esempio, L’avversario di Emanuelle Carrère, Adelphi, 2013.

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