Questo, per esempio, è ciò che scrissi intorno ai diciassette anni, dopo aver letto il libro.

In questa mattina del primo di settembre, le luci del mattino hanno da un po’ salutato l’alba e la foschia delle prime ore del giorno sfuma e lascia intravedere i confini dello spazio, io mi sento fresca e nuova.

Shinji-san chiese agli dei del tempio di Yashiri una preghiera che fu esaudita, io qui, nella brezza salata, ascoltando la voce del mare che attraverso le onde sussurra poesie, mi chiedo se il timore che talvolta oscura il mio cuore ha valore; chiedo anch’io qualcosa a un dio, lascia che la mia vita sia un fiume che fluendo si unisce a un’altra corrente, non sostare la mia acqua in una baia, dopo una cascata…

Ma che potere hanno le storie? Oggi i suoni hanno una potenza diversa, ascolto il sussurro delle onde, il soffio del vento, il silenzio del verde attorno, il canto dei parrocchetti, il calore del sole e il chiarore della luna.

Shinji e Hatsue insegnano il ritorno alla semplicità: rispetto, pazienza, amore. Detta così sembra perfino banale ma il loro muoversi nel romanzo è un esempio vivo. Quando Shinji si accorge che pensando il tempo passa più veloce è incredibile, con stupore e meraviglia un nuovo sentire è entrato a far parte della sfera sentimentale di un giovane pescatore che dal mare aveva imparato a vivere e nel mare ritrova il suo equilibrio, quel benessere che rasserena l’anima e rinfranca lo spirito; il suo amore semplice, unico e puro, ingenuo, senza confronti conforta il cuore.

Quale donna non desidera di essere l’unica, la sola? Per lui nessun altra suscita quel sentimento, quell’ardore; Shinji non ha alcun dubbio che sia Hatsue la donna ideale e questo sentire gli dà potere. La pazienza e la forza di volontà li tengono uniti e, nonostante i dispiaceri e le disavventure, quel legame non trema, accresce la sua potenza.


Yukio Mishima, La voce delle onde, trad. Liliana Frassati Sommavilla, Feltrinelli Editore, 1987.

Le braccia di lui stringevano ancora la ragazza. Entrambi potevano sentire il fremito dei loro corpi nudi. Un lungo bacio torturò il ragazzo insoddisfatto, ma poi a un certo istante quella sofferenza si tramutò in una strana esaltazione. Di tanto in tanto il fuoco morente crepitava. I due giovani sentivano quel rumore e il sibilo della tempesta mescolati ai loro cuori. A Shinji sembrava che quell’incessante sensazione d’ebbrezza, il confuso fragore del mare all’esterno e lo strepito della bufera sulle cime degli alberi, scandissero assieme il ritmo violento della natura. E un senso di felicità pura e completa integrò, allora e per sempre, la sua emozione.

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