Poi la vita riprese a scorrere rapida. E soltanto la mia no man’s land restò come era: pensavo sempre a Ejnar, pensavo al passato lontano e a quello assai prossimo, a Emma, a Stoccolma, al mio futuro, che senza Ejnar mi sembrava impossibile, e con lui irrealizzabile.


[tre parole: no man’s land, inganno, scelta]

no man’s land: la terra di nessuno è uno spazio astratto e un tempo reale in cui ognuno di noi è totale padrone di se stesso, vi suona questa definizione? Trovo che ciò sia un aspetto così semplicemente umano da essere disarmante. No man’s land è il luogo in cui possiamo decidere di dare corso ai desideri più impensabili come scegliere di essere consapevolmente schiavi delle proprie ossessioni, perché la maschera che indossiamo nella vita visibile al mondo non serve più e possiamo osservare, danzare e immaginare quella che appartiene solo a noi e di cui nessuno sa nulla. È ciò che la Berberova spiega come la necessità dell’uomo, di tanto in tanto, di sfuggire a qualsiasi controllo, per vivere nella libertà e nel mistero. Aggiungo solo che è l’unico modo per sopravvivere agli accadimenti della vita e cercare la propria piccola verità, fatta di dèi e demoni.

inganno: la vita è una continua concatenazione di relazioni, di legami che possono essere un filo di seta o una corda da barca che ci cinge con un nodo scorsoio oppure un barcaiolo. Alcuni rapporti sono sani e duraturi, altri passeggeri e neutri, altri ancora sono ingannevoli, interessati, dannosi. Nel terzo caso, ma lo scopriremo solo “dopo”, le nostre inconsce e istintive capacità percettive avevano individuato dei segnali, impercettibili parole [terribilmente] o atteggiamenti [sentivo che tutto stava andando come lei aveva deciso] che la mente non è stata in grado di elaborare nell’immediato, ma che ritornano come echi nel momento in cui si vuole ricomporre il puzzle che sta di fronte ai nostri occhi. Che sia il giunco mormorante?

scelta: la determinazione e la forza che una persona ha nel momento in cui compie una scelta è straordinaria, e intendo esattamente fuori dell’ordinario, perché ci sono decisioni che rimangono latenti, sparse tra testa, cuore e stomaco, ma nel momento in cui il disordine si fa ordine, ciò che era sparpagliato si allinea, esse trasformano i pensieri in azioni. La metamorfosi della protagonista ne è l’esempio. Mi ha ricordato una frase di Jean-Paul Sartre appuntata in un taccuino che più o meno dice così: la vita di per sé non è nulla, sta a noi darle un senso e il valore non è altro che il senso che scegliamo.


Due citazioni: la prima per quell’amore nostalgico per la Russia, che non può essere tralasciato, la seconda per quell’amore incondizionato che io provo per Venezia.

«Che poesia c’è sull’argomento?»

Mi prendeva in giro: diceva che in russo c’è immancabilmente una poesia per ogni caso della vita.

[…] quando il vaporetto mi portò dalla stazione lungo il Canal Grande, e da destra e da sinistra cominciò a rilevarsi ai miei occhi il merletto di pietra dei palazzi annerito dal tempo, mi sentii proiettata in un’altra dimensione, dove tutto all’improvviso era divenuto leggero, aereo, di merletto, dove non si poteva (e non se ne aveva affatto desiderio) misurare la vita e se stessi con i vecchi metri, dove tutto all’improvviso era diventato diverso: l’impossibile – possibile, il pesante – leggero, l’irrimediabile – triste e allegro insieme. […] chiese che si scioglievano nell’oscurità […] luci magiche di un verde stellare […]

La sensazione di una strana lentezza sottomarina mi riempì tutta.

Nina Berberova, Il giunco mormorante, trad. Donatella Sant’Elia, Adelphi, PB249, 2004.


Curiosità

Uno dei personaggi del libro è Dmitrij Vasil’evič Grigorovič (1822-1900), scrittore russo: la finzione narrativa si mescola alla realtà storica, perché il testo è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale e lui era già passato a miglior vita; penso sia un omaggio della Berberova alla sua Terra, allo stesso modo il suo amore per l’arte, emerge sia con un altro personaggio, in realtà una comparsa, il pittore e scrittore russo Aleksandr Nikolaevič Benois (1870 -1960), sia richiamando Rubens e Bellini per permetterci di visualizzare le guance di un volto.

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