Tutto questo lo sentivo nel ventre. Sotto l’ombra, sotto il cappotto, sotto la gonna, sotto il nylon, gli zecchini, le perle e i fronzoli, sotto i nastri e le arricciature di Milady, aderente alle calze notturne c’era quella carne di un lucore abbagliante nella parte più bianca della quale mi immaginavo, venti volte ripetuta, vibrata, ricevuta tra sussulti spasmi ci e punteggiata di singhiozzi, la pesante frase senza replica, sempre ridondante, sempre esultante, soffocante, nera, la scrittura assoluta che lei portava sul viso.


[tre parole: bellezza, colore, terra]

bellezza: divina e dannata, estatica e provocatoria, ammaliante e ossessiva, la bellezza di Yvonne è tutto questo; è un enigma perché quel volto regale era nudo come un ventre: e, dentro, gli occhi chiarissimi che, per un prodigio, spesso hanno certe brune dalla pelle bianca, quella biondezza segreta sotto il nero corvino del pelo, quell’enigma che niente, se per avventura possiedi una di queste donne, niente, né le vesti sollevate né le grida, svela. Tutto a Castelnau e oltre è la ricerca di carpire e possedere la bellezza.

colore: ci sono penombre e nebbie e notti buie e piovose, ci sono colpi di luce come era alta e bianca, era puro latte oppure le natiche di madreperla, ma il colore prevalente è il rosso. Rossa è la taverna in cui arriva e alloggia il protagonista rivestita di quell’intonaco color sangue di bue che un tempo si chiamava rosso antico; il pelo rosso della volpe accarezzato dai raggi; il fuoco che una tale visione fece circolare per le mie vene avrebbe dovuto strapparmi un grido… E, se per antonomasia, il rosso è il colore dell’amore, in questo breve testo assume la sfumatura della passione carnale, della sensualità che proprio il ‘color sangue di bue’ evoca negli anfratti più oscuri del corpo. Il testo è pervaso da una suggestione atavica quanto i disegni nelle grotte di Lascaux.

terra: intesa come elemento naturale e affini, come la polvere, la pioggia o il suo odore e le varie sfumature di colore sono spesso usate nelle descrizioni delle persone e delle loro sensazioni, oltre che del paesaggio stesso: Jean non smetteva di sorridere, sotto la sua grandine di parole continuava la sua pulitura di verdure o mi assopivo nel dolce odore terroso delle barbabietole, pensavo a lei e ancora oltre la pioggia che copre il mondo solo per farci vedere i nostri sogni al suo posto, la sazietà dei nostri sogni dietro quella cortina grigia dove tutto è permesso.

Non credo affatto alle bellezze che si svelano a poco a poco, sempre che si sia capaci di immaginarle; solo le apparizioni mi esaltano. E questa mi mise subito nel sangue pensieri abominevoli. Dire che era un bel boccone è poco. Era alta e bianca, era puro latte. Era abbondante e florida come le uri di Lassù, vasta ma come strozzata, con la vita stretta; se gli animali hanno uno sguardo che non smentisce il loro corpo, era un animale; se le regine hanno un modo tutto loro di portare in cima alla colonna del collo una testa piena ma pura, clemente ma fatale, era una regina. 

Pierre Michon, La Grande Beune, trad. Giuseppe Girimonti Greco, Adelphi, PB754, 2020.


Curiosità

Novella che mescola il ricordo alla proiezione del ricordo stesso con un linguaggio elegantemente onirico e surreale, che trasforma le emozioni un giovane insegnante in visioni a tratti poetiche e a tratti erotiche.

Il paesaggio è quello di un piccolo paese del sud-ovest della Francia, ma l’autore gioca alla finzione narrativa con l’aggettivo ‘valacchi’ per la gente del luogo, ma la Valacchia è una regione dell’attuale Romania, e il fiume Vezère prende il nome di Beune, modificando completamente la geografia, portandoci nel continente africano, probabilmente per la stessa ragione per cui il protagonista si diverte a tormentare il piccolo Bernard. Inserisce, però, un elemento caratterizzante, utile a quel rosso sangue di bue che compare nelle descrizioni: il paese di Castelnau [*] è vicino alle Grotte di Lascaux, capolavoro di arte rupestre del Paleolitico.

http://da https://viaggiatoricheignorano.blogspot.com/2018/03/la-grotta-di-lascaux-la-cappella.html

[*] c’è un Castelnau-le-Lez, in Francia, ma è a oltre 400 km di distanza dalle Grotte di Lascaux!

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