Adesso Nicole. Tutta vera. E io. Il cuore vero, mi batte.

«As a friend. As a friend. As a known enemy».

Cantiamo.


E alla fine lei, guardando verso la porta, come se davanti avesse un pubblico, urla a squarciagola: «Yeah! Thank you can much! We are Veli e Nicole! E we rock and roll!». Poi si volta verso di me, che sto lì, fermo, che la guardo e non lo so, non lo so più se sorrido, non lo so quanto sia largo questo sorriso che mi squarcia la gola e mi spalanca il petto.
Mi prende il polso: «Ringrazia pure tu il pubblico». Guardo la porta. «Grazie».

«Bravissimo!».


Va a rimettere la scopa nel suo angolo. lo immobile squarciato dalla gola al petto.

[tre parole: backstage, musicalità, fiducia]

backstage: per l’esattezza backstage famigliare, questo è il binomio che caratterizza il libro; vorrei fosse stata una mia intuizione invece sono due parole pronunciate da Andrea Donaera durante la presentazione del libro, e sono perfette! La storia che racconta questo romanzo mostra il modo ombroso in cui si possono intrecciare le relazioni all’interno di una famiglia; la famiglia, la prima cellula di un corpo sociale, che al suo interno vive una vita differente, indipendente dai rapporti che ogni molecola-persona abita nel mondo esterno: assunto che diviene lo spartito in cui si appoggiano le note della narrazione. Per mille motivi l’atteggiamento dei personaggi varia, ama e odia quel nucleo e/o quell’ambiente consapevole di non potersi escludere da un sistema radicato, se non con gesti estremi. L’autore indaga con tatto ma senza cautele l’oscurità delle stanze, di una casa e dei cuori di ogni attore, di tutti i copioni che scrivono l’antica nemesi delle colpe dei padri che si ripercuotono sui figli: solo il figlio -prima d’esser padre- può spezzare la ciclicità degli eventi?

musica: c’è musica nell’aria, c’è musicalità nella sintassi. Canzoni che rendono leggere alcune scene in cui la tensione raggiunge livelli dark e canzoni che raccontano personaggi come fossero il gesto di una mano, la citazione inserita in apertura dell’articolo ne è l’esempio. E poi ci sono le parole in dialetto gallipolino -terra natale di Andrea- che ammaliano il lettore come le sirene per i compagni di Ulisse, suoni che dapprima lasciano timorosi e infine si scoprono essere uno degli anelli portanti della storia: la personalizzazione del contesto.

fiducia: quand’è cieca, la fiducia uccide… ma come uccide? Priva le persona della capacità di formulare un pensiero proprio, di discernere, di considerare lucidamente. Fiducia deriva dal latino fidĕre «fidare, confidare» e indica quell’atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che -generalmente- produce un sentimento di sicurezza e tranquillità. Mimì ha troppa fiducia in se stesso perché avvalorato dalla fede -più che fiducia- di chi lo circonda, i sudditi dell’organizzazione, nella cerchia stretta sono coloro che eseguono senza chiedere, nella cerchia famigliare sono quelle persone cresciute nell’obbedienza e, in quella sociale, sono quelli che sanno e accettano. Nicole si aggrappa alla fiducia perché la speranza è l’ultima a morire, perché nella sua ingenuità, in quel modo d’essere adolescente ribelle, si affida alla vita. In ogni personaggio del romanzo il confidare assume un ruolo e la scelta, consapevole o meno, di fidarsi comporta e porta al risultato dell’azione.


Io sono la bestia ha un ritmo incalzante, il lettore troverà difficile resistere a non iniziare un nuovo capitolo, ma la sua durezza a volte chiede di affacciarsi alla finestra per guardare il cielo e lasciare depositare fatti che paiono impossibili. Andrea Donaera lega il lettore con un doppio filo, quello melodico che ascolta il suono delle parole, poetico e leggero, e quello terrificante, che svela una tale crudezza da restare increduli di fronte alla narrazione che, si sa, non è una storia vera ma è difficile crederlo.

Ho apprezzato il coraggio dell’autore di trattare il tema della violenza, fisica e psicologica, mostrando, lasciando immaginare e declinando le conseguenze dell’abuso alla sensibilità del lettore. La passione di Andrea Donaera per la poesia, il teatro e la musica convergono qui in una scrittura che lascia un ricordo, una traccia e molte riflessioni.


Andrea Donaera, Io sono la bestia, NN Editore, 2019.

Cliccando qui potete vedere la presentazione in #direttafacebook.

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