La luce della cabina si spense. A bordo, l’odore di pesce e salsedine si fece più intenso. nel buio, scaldato dal tepore del corpo della ragazza, diedi libero sfogo alle lacrime. la mia mente era ormai acqua limpida che scivolava via goccia a goccia, mentre a me restava solo il dolce piacere di ciò che finisce e non lascia più nulla.


[tre parole: viaggio, lacrime, vacuità]

viaggio: la necessità di viaggiare da soli e la ritrosia nell’accettare compagnia, eppure un solo sguardo ammaliante può trasformare la solitudine in desiderio, la bellezza che permea la narrazione è la chiave di lettura del viaggio, delle relazioni e del cammino interiore di cui il racconto si fa metafora.

lacrime: gli uomini, in Oriente, si commuovono; le lacrime non sono perdita di mascolinità ma profonda conoscenza della bellezza, della tristezza e della libertà nell’esprimere i sentimenti.

vacuità: “ero animato da un dolce senso di vuoto che mi faceva accettare qualsiasi gentilezza come se fosse tutto normale“, la pienezza del vuoto caratterizza il senso del viaggio, la ricerca di qualcosa e l’appagamento sensuale ed emotivo.


Una perla della letteratura giapponese, per l’eleganza dello stile e l’essenzialità della narrazione: il racconto è di sole 40 pagine.

La seconda parte dell’edizione accoglie un breve saggio dell’autore titolato Esistenza e scoperta della bellezza in cui Kawabata ci accompagna con riflessioni di immensa levatura. Lo scrittore vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1968.

Potrà sembrare che lo scintillio di molte stelle sia più bello dello scintillio di una, ma per me la bellezza di una sola stella vista la prima volta è insuperabile. Penso che lo stesso discorso valga per la letteratura e per la vita.

Kawabata yasunari

La terza parte del libro, Kawabata e la bellezza di Giorgio Amitrano è una preziosa chiosa sulle opere dello scrittore giapponese.

Kawabata Yasunari, La danzatrice di Izu, trad. Gala M. Follaco e Giorgio Amitrano, Adelphi PB 713, 2017.

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