Le suggestioni suggerite dalla lettura de Il fucile da caccia e Amore si rincorrono e si completano con grande maestria. Amori persi e ritrovati, inganno e fiducia, consapevolezza e perdita. Nella diversità delle storie narrate e delle personalità dei personaggi, le sfumature tematiche sono le stesse: oscillazioni minime sulla vita e sull’amore -per se stessi o per qualcuno-.

Inoue Yasushi racconta episodi di vita che si svolgono in un brevissimo lasso di tempo ma che sono il risultato di una serie di azioni, quel tutti i nodi giungono al pettine che rammenta un detto popolare. Due particolari sono fondamentali e paralleli: qualcosa fuori posto e qualcosa fuori tempo.

I caratteri della scrittura di Misugi, così grandi che sembravano straripare dalla busta, con i loro tratti fluidi, vigorosi, a prima vista davano una sensazione di forza e abbondanza, ma a osservarli più attentamente notai che da ognuno di essi sembrava emanare un senso di vuoto […]

da il fucile da caccia

Il contrasto della calligrafia di Misugi e la grandezza della lettera appaiono incongrue rispetto alla “dimensione” dello scrittore protagonista, che aveva scritto la poesia per una rivista di caccia. Misugi scrive anche di non avere mai sentito il bisogno di raccontare la sua storia prima, ma quella poesia gli offre la possibilità di condividere il peso di tre lettere che era in procinto di bruciare [così come avrebbe dovuto fare Shōko] e che invece gli spedisce. Nel racconto Giardino di rocce, è la pace del luogo in dissonanza con l’animo travagliato di Uomi Jirō, in Anniversario di matrimonio, è l’incapacità della coppia di accettare la fortuna e di goderne, e in La morte, l’amore, le onde è “un pensiero che non lo aveva mai sfiorato da quando era partito da Tōkyō” e che compare proprio nel luogo che aveva considerato il posto adatto al suo intento.

La discordanza temporale, ne Il fucile da caccia è insita nelle lettere di Midori e Saiko perché entrambe aspettano il consumarsi della vita prima di scrivere a Misugi. Nei racconti, invece, il gioco del tempo è frutto del ricordo e dell’inganno della memoria, evoca fatti e sentimenti per trasformarli, in aumento o in diminuzione di valore, e mettere in disordine il sentire. La rielaborazione di un amore passato e di un’amicizia perduta possono chiedere il conto al presente? Lo stesso vale per la scelta di fare un viaggio di nozze postumo per poi non essere in grado di viverlo completamente, arroccati nel proprio mondo di avara quotidianità. Nel racconto La morte, l’amore, le onde è curioso che il protagonista riconosca il posto giusto ma il tempo si inverte, la fine diventa l’inizio.

Il giardino di rocce di Ryōanji, Kyōto © Cristina Gobbo

Due piccoli gioielli letterari di Inoue Yasushi, un romanzo [opera d’esordio di un quarantaduenne, nel 1949] e tre racconti [scritti nei due anni successivi ma videro la stampa dieci anni dopo, nel 1959]. Se Amore, titolo della raccolta, è emblematico, Il fucile da caccia non svela l’intento della narrazione. La questione è piuttosto affascinante perché amore è una parola semplice ma un sentimento complesso, e non c’è arte più difficile del mostrare qualcosa di complesso in modo semplice.

Com’è tipico della letteratura giapponese, la scrittura dell’autore è scevra di giudizio e ricca di elementi tipici di quel Paese. L’attenzione per le stagioni e i loro colori, ho ancora negli occhi la bellezza delle foglie rosse degli aceri sul monte Tennō a Yamazaki o guardando il colore del mare, blu e di una profondità senza limite; i luoghi -località termali e giardini-, la strada attraversò un bosco di criptomerie, poi improvvisamente la vista si aprì e la via prese a seguire il pendio di una dolce collina; gli abiti, lo haori di seta della donna alta e bella che ti seguiva penetrò nei miei occhi dolorosamente. Era di un grigioblu su cui spiccavano dei vivaci disegni di cardi e ai piedi avevano geta dai tacchi di legno di magnolia.

Emerge, infine, un mondo femminile che, a ben guardare, è più universale che unicamente giapponese.


Proposi la lettura de Il fucile da caccia al book club grazie al suggerimento di Nicola Zamperini, che ne parlò in un articolo che potete leggere cliccando qui, alcune considerazioni sul libro sono tratte dalla nostra discussione.

Ricordo l’apertura di quella serata, domanda a bruciapelo: preferite amare o essere amati? …qualcuno rispose così

Amor ch’a nullo amato amar perdona

dante alighieri, divina commedia, inferno, canto v

E voi, cosa preferite?


Inoue Yasushi, Il fucile da caccia, trad. Giorgio Amitrani, Adelphi, PB506, 2004.

Inoue Yasushi, Amore, trad. Giorgio Amitrani, Adelphi, PB547, 2006.

4 thoughts

      1. Io ne ho letti soprattutto da ragazza di Banana Yoshimoto. Uno dei più famosi è kitchen e te lo consiglio ma anche sonno profondo e ricordi di un vicolo cieco. Ha una scrittura semplice ma non banale, tratta anche temi complessi ma con leggerezza planandoci sopra e anche quando penetra nei personaggi c’è come un distacco. Non ho mai avvertito pesantezza anche nei temi più tristi e intensi. Te la consiglio e si legge davvero molto velocemente. Mi chiedo anche se non sia una caratteristica della scrittura giapponese questo “distacco”. Mi appresterò a leggere in questi giorni Ishiguro e altri autori meravigliosi che ho preso recentemente. (Fogli, De Kerangal, Strout, Cardinal, Saramago, Postorino)

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