DONNA. Essere donna è per Sabina un destino che lei non si è scelta. Ciò che non abbiamo scelto non possiamo considerarlo né un nostro merito né un nostro fallimento. Sabina pensa che sia necessario tenere un atteggiamento corretto nei confronti del destino che le è stato assegnato. Ribellarsi contro il fatto di essere nata donna le sembra altrettanto sciocco che farsene un vanto.

PICCOLO DIZIONARIO DELLE PAROLE FRAINTESE -P.95-

[tre parole: destino, donna, visione]

destino: destino qui varia nella forma di coincidenza o di senso della vita o di consapevolezza delle proprie scelte in base al livello di lettura, di prospettiva. La voce dell’autore si allontana dal presente storico per abbracciare il cosmo, l’inconscio, le radici filosofiche della cultura europea e, infine, per osservare spazi lontani, che evadono dal mondo circostante e assurgono a concetti universali. Un invito per i suoi lettori a soppesare la leggerezza e la pesantezza dell’essere umano del XX secolo.

donna: è come se Tereza e Sabina rappresentassero i due poli della manifestazione del mondo femminile, mostrate nei piccoli gesti significanti di una natura conscia o inconscia, tutto ciò che sta tra una e l’altra sono solo sfumature della femminilità. La volontà di essere indipendente, il prendersi cura degli altri, la percezione del proprio corpo come quando Tereza si chiede chissà se anche quella donna stava spesso in piedi davanti allo specchio e studiava il suo corpo per scorgervi in trasparenza l’anima. Kundera, però, non si accontenta di un punto di vista femminile e muove un’analisi dalla prospettiva maschile: gli uomini che inseguono una moltitudine di donne possono facilmente essere distinti in due categorie e poi valutare che l’amore non si manifesta col desiderio di fare l’amore (desiderio che si applica a una quantità infinita di donne) ma col desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica a un’unica donna).

visione: è il termine migliore che ho trovato per caratterizzare l’autore, più che il libro. Kundera non si limita alla narrazione fine a se stessa ma utilizza il romanzo per mostrare una visione a tutto tondo del suo pensiero, frutto di una mente matematica e metafisica, che trasferisce, in una struttura narrativa ben contemplata, un’attenta riflessione filosofica. I fatti e le azioni di Tomáš o Tereza, Franz o Sabine, permettono di trasferire dal micro al macro ragionamenti-considerazioni-proiezioni che sono la traccia ideologica dello scrittore boemo.


Rileggere L’insostenibile leggerezza dell’essere dopo trent’anni dalla prima lettura è un’esperienza toccante: la misura del proprio cambiamento è immediata! Prima di iniziare la seconda lettura ho cercato la “recensione” (diciamo che è più corretto dire “flusso di coscienza”) che avevo scritto da adolescente, pervasa dall’essere innamorata dell’amore e dall’essere incuriosita dai messaggi tra le righe… «quante vite intrecciate l’una all’altra, forse un’unica vita: quella di Kundera e della sua fantasia».

Oggi percepisco una netta struttura parallela che si contamina perfettamente nell’intreccio tra la narrazione di una storia e l’implicazione filosofica della Storia. Concordo con quanto scrive Nicola Vacca nella sua recensione: Kundera riesce a fare speculazione sui moti più remoti dell’esistere, entra in profondità nell’agire umano, politico e sociale del proprio tempo, facendosi interprete inquieto di una contemporaneità dilaniata dalla ricerca del proprio destino.

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere, trad. Antonio Barbato, Adelphi Edizioni, 1985.


Curiosità

#scrittoaltrimenti è una piccola rassegna libresca che ha come protagonisti due libri, in cui in uno si parla dell’altro, a cura e con una lettura di Alberto Trentin (*). In due recenti puntate L’insostenibile leggerezza dell’essere è stato prima ospitante e poi ospitato.

Per chi ha letto il libro sarà facile immaginare che la prima liaison è tra il libro di Kundera e Anna Karenina di Lev Tolstoj. Molto più curiosa è la seconda: nel romanzo noir dello scrittore cinese Qiu Xiaolong Il poliziotto di Shanghai, il protagonista Cao Chen è un buongustaio e un buon lettore, tant’è che dovrà tradurre il libro di Kundera dall’inglese al cinene.

Milan Kundera incontra Lev Tolstoj

Qiu Xiaolong incontra Milan Kundera

(*) io e Alberto abbiamo dato vita a LIB(R)ERIAMOCI, trovate altre informazioni qui.

3 thoughts

  1. Kundera è uno dei miei autori preferiti, credo di aver letto tutto o quasi tutto di lui. Amo l’immortalità, la lentezza, la vita è altrove, gli amori ridicoli, l’ignoranza ecc ma questo è uno dei pochi che ho riletto anche io a distanza di tempo e come dici tu le implicazioni filosofiche permettono tantissime riflessioni ma come descrive le donne lui, forse nessuno. Entra nelle pieghe della fragilità le osserva le ama le plasma e tuttavia non le giudica mai. Grazie per questa recensione forse lo rileggerò una terza volta😊

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