Mara Zamuner entra in punta di piedi nel vasto mondo fotografico dopo un lungo percorso nella pittura. Nella fase di ricerca della propria identità artistica, c’è stato un momento in cui dipingere non ha più risposto in modo completo alle esigenze di espressione creativa che Mara avvertiva. Così, dopo un periodo di studio e approccio iniziale alla fotografia, in particolare alla street photography, Mara comprende l’importanza che riveste l’autoritratto in un contesto di ricerca e di sperimentazione, conservando l’attenzione per il dettaglio e l’armonia dei toni acquisiti dall’esperienza pittorica.

Il carattere di una donna curiosa e indagatrice, poetica e determinata, trova espressione attraverso l’obiettivo che si focalizza inizialmente sullo studio del proprio corpo per evolversi sempre più in un linguaggio simbolico, unica costante in un filone alquanto variegato e sintesi di un pensiero a lungo osservato e, infine, immortalato nello scatto.

Un autoscatto dalle serie Radici

Come una spirale, la ricerca di identità segue una linea curva e concentrica che vorremmo ci spingesse sempre verso l’alto, eppure talvolta ci conduce negli abissi della nostra anima.

Seguendo quella linea sottile sono scesa nel buio delle radici

delle mie origini, quasi per ascoltare il suono primordiale che dà origine al mondo, mi sono accoccolata nella posizione fetale, così simile alla forma di un orecchio e ho sentito il respiro, il battito, il senso del divenire.


PROGETTO IDENTITÀ | TREVIGNANO FOTOGRAFIA

Ho avuto il privilegio di incontrare Mara nel suo studio, di parlare con lei di fotografia, di esperienze di vita, quelle che lasciano il ricordo di un sorriso e quelle che incidono la pelle, cambiano la prospettiva e la visione del mondo, di se stessi e delle nostre relazioni con l’altro; divengono visioni al femminile e al maschile, come un grandangolo che cerca di accogliere quanto più possibile del paesaggio, esterno e interiore; i numerosi obiettivi si sostituiscono a occhi attenti al dettaglio, alla sfumatura, al difetto che diventa bellezza.

Da quelle ore trascorse assieme sono emerse parole, emozioni e suggestioni, una miscela d’aromi atti a descrivere in forma sintetica un progetto di ampio sguardo, di profonda sensibilità e incredibile coraggio. Non tutte le ombre sono figlie del sole. Un suo scatto, visibile nella pagina Instagram, porta questo titolo e questo titolo cela in sé ogni centimetro fotografico della sua indagine visiva, dedicata alla traduzione di ciò che osserva in uno spazio intimo per trasporlo in un’espressione comprensibile al mondo.

Il progetto presentato in occasione dell’esposizione annuale di Trevignano Fotografia, curato da Francesca Della Toffola, racchiude in pochi scatti l’esito di una ricerca biennale che ha visto Mara soggetto/oggetto, autore/attore, significato/significante. L’analisi, l’esperimento, il tentativo fallito e quello riuscito, tutto ciò rappresenta per la donna/fotografa l’unico modo per cercare quel tutt’uno complesso che porta il nome di identità. Lei si mette in gioco e gioca con le regole, e, infine, il suo più grande desiderio è che qualcosa di lei possa riflettersi in noi.

Non c’è fretta, lei sa aspettare.


5PHOTOAWARD FESTIVAL

Lei l’ha appena accennato, perché è fatta così… con le cose belle che accadono a lei, si fa timida, con quelle che accadono agli altri, è molto generosa. Allora io ci tengo proprio a raccontarlo che un giorno le arriva una mail, scritta tutta in inglese che già sembra spam, e invece non è per nulla spazzatura, anzi, è un grande complimento, è la valorizzazione del lavoro che fa, la prova che il suo sguardo non è locale ma si estende molto oltre i confini. Quella mail è proprio per lei, è un invito, e lei accetta e due foto vengono scelte per partecipare a questo evento internazionale dedicato all’arte visiva.

La nascita di questa manifestazione è particolare [in linea con lei, dunque] perché si ispira a un albero che ha compiuto 500 anni, situato nel sobborgo di Damavand, vicino al villaggio di Aro, in Iran. Questo albero è stato il soggetto delle fotografie del regista e fotografo internazionale Abbas Kiarostami, ogni anno e in diverse stagioni e per molti anni. Il suo progetto ha il nome di Biancaneve ed è stato esposto in gallerie di fama mondiale, come il Centre Pompidou di Parigi e il Museum of Contemporary Art di New York.

Succede poi che, circa due anni fa, Mehdi Shadizadeh, fotografo documentarista e regista e fondatore del 5 Photo Award, ha fotografato di nuovo questo albero e ha creato il festival per celebrare questo simbolo culturale e iconico, simbolo dell’eredità artistica di Abbas Kiarostami. Infine accade che Mehdi Shadizadeh scova Mara Zamuner e le scrive. Ecco cosa hanno scelto.

qualcosa di ognuno di noi

rimane

impregna

lo spazio e il tempo

dopo l’assenza


post scriptum amo particolarmente la serie fotografica Radici perché riconosco in quegli scatti l’essenza di ogni donna, la forza e il senso di protezione verso la vita, l’anima in un corpo che accoglie e dona, anche quando quel battito non riesce a venire al mondo, la poesia e la lotta che, giorno dopo giorno, il femminile affronta, assimila, annulla.

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