Arriva, sorride e siede sulla poltrona di carta pressata. Pochi convenevoli: parliamo di poesia. Al suo fianco Carlo Pizzati, traduttore simultaneo e marito. La loro intesa si percepisce appena, non invade mai lo spazio della presentazione. Tishani Doshi è una bella donna con occhi vispi di bambina curiosa, il sari che l’avvolge dona luce a quel viso che accenna appena all’unione gallese e gujarati dei genitori. La bellezza che colgo, più significativa e meno evidente, sta nel piede che, di tanto in tanto, fa capolino dal bordo ricamato dell’abito: si muove al ritmo delle poesie che Tishani legge in inglese, parole ricche di senso e di musicalità. La sua natura di ballerina ben collima con quella di poeta. Poi Carlo le rilegge in italiano, si scusa per non essere un performer professionista ma nulla stona, anzi, io sorrido all’idea di Śiva Ardhanariśvara -divinità indù mezzo uomo e mezzo donna- e penso che sia perfetto così, che le poesie scritte da una donna siano tradotte e lette da un uomo.

La traduzione della raccolta Un dio alla porta è a cura di Andrea Sirotti e il libro, edito da Interno Poesia, propone il testo in lingua originale e la traduzione in italiano; Sirotti introduce l’antologia poetica con una prefazione di grande valore, che ho letto solo dopo le poesie e l’ho sentita così vicina alle mie riflessioni da non trovare molto altro da dire. Sì, è vero, ci vuole un po’ di tempo per abituarsi ai suoi modi e ai suoi toni, anche se io sono stata agevolata per aver sentito dal vivo il racconto di ciò che la spinge a scrivere; sì, concordo, si nota immediatamente la sua voce aspra e intensa, la sua capacità di utilizzare con spregiudicatezza e perizia i gerghi e gli strumenti della contemporaneità; sì, incanta la sua capacità di danzare a corpo libero a più livelli: nella società, nel privato e nella trascendenza.

Lo sguardo di Tishani Doshi è acuto e caleidoscopico, assieme alla sua ironia travolgono come un’onda inaspettata; cosa meraviglia il lettore? il suo essere multiforme: per la scelta delle parole e per lo spazio che occupano nel testo e nella pagina (un esempio la poesia riportata sotto, a forma di costume), per la vastità di spunti offerti dal quotidiano e dalla memoria, che attraversano i temi che le stanno più a cuore; il vivo interesse per la realtà e la passione con cui la mostra sono determinanti a insinuare il dubbio in chi legge, un’invito assertivo a prendere coscienza, a cambiare prospettiva anche soltanto per il tempo della lettura, perché poesia contemporanea, per lei, è prestare costantemente la sua voce al servizio del presente, anche quando scrive una lettera aperta a Plinio il Vecchio. Non sempre le parole di Tishani aderiscono al mio sentire, alla mia visione del mondo, ma in ogni poesia ha avuto la capacità di stupirmi, per la lucidità e l’arte di sintetizzare porzioni di mondo-Terra e mondo-interiore in così poche parole.

A seguire, una poesia completa e alcuni frammenti.

Il ritorno degli Speedo è la prima poesia che Tishani ha letto, l’ha introdotta dicendo che una notizia di moda sull’uso di un costume le aveva riportato alla mente una scena di quand’era ragazzina… il ricordo è buffo, lo si avverte nei primi versi, poi d’un tratto sopraggiunge la realtà (di allora e di oggi), tutto si restringe (anche graficamente) e in tre parole lei sa racchiudere il senso.


I cantanti dicono di sentire la nota seguente

prima di cantarla. La mia solitudine

è qualcosa del genere. Non so

soltanto quel che è, ma il suono

che avrà.

da La mia solitudine non è la stessa cosa della tua solitudine


Aula di giustizia, reperto uno: fate largo

all’uomo con i baffi ridicoli.

Dio mio, ce ne sono così tanti.

I nemici infilano le pillole per l’infertilità nelle

samosa quindi dobbiamo stare in guardia.

la tua famiglia è stata spazzata via? Vieni.

C’è un posto a sedere per te sul camion.

da Istruzioni su come sopravvivere al genocidio


[…] Sai che questa pelle è una sottile

separazione, agrumi e bergamotto incorporati. Siamo

sempre noi stessi quelli di cui abbiamo più paura. Prendi questa

pergamena e appuntala sul tuo corpetto. Falle dire che siamo stati qui.

da Cosmo


Da Dolore marcio cito solo una frase: Cadere non è mai un’azione al rallentatore. La poesia è ispirata da un fatto di cronaca: tra maggio e giugno del 2020, oltre 300 carcasse di elefanti sono state trovate nel delta dell’Okavango nel Botswana; la causa è stata l’ingestione di cianobatteri e gli scienziati affermano che il cambiamento climatico può rendere più frequenti queste “fioriture tossiche”. Quelle otto parole rappresentano la lettura universale di tutto ciò che lasciamo (ac)cadere, a noi stessi e al mondo intero.


Tishani Doshi, Un dio alla porta, a cura di Andrea Sirotti, Interno Poesia, 2022.

Presentazione in libreria Lovat, 22 luglio 2022

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