[…] allora lui cammina sulla ghiaia davanti alla casa, schiva i cani che gli annusano le gambe mentre Anela esce e richiude la porta alle sue spalle. È in tuta e non vorrebbe esserlo, mentre lo guarda farsi vicino vorrebbe essere pettinata e vestita diversamente, vorrebbe essersi truccata, vorrebbe che lui la vedesse bella, vorrebbe, pensa, che lui la baciasse, vorrebbe che lui trovasse il coraggio di prendere il viso tra le mani e vorrebbe sentire il calore del suo fiato sulle guance e sulle labbra che adesso sono arrossate mentre Valerio le sta porgendo le margherite e, finalmente, piange.


[tre parole: silenzio, cerchio, coraggio]

silenzio: è solo una sensazione ma è costante, non perché le forme del dialogo siano inserite nel testo senza l’uso delle virgolette, nemmeno perché manchino scene che evochino suoni, è qualcosa d’altro. È il silenzio che si crea nei rapporti umani quando ci si conosce troppo o troppo poco, è l’intesa e l’imbarazzo, è la paura di conoscere e l’attesa che l’altro faccia il primo passo. È il silenzio in cui ci si pone da ragazzini quando si sta ad ascoltare le storie degli altri.

cerchio:  il cerchio è l’immagine geometrica che mi ha accompagnato nella lettura; quello macro è legato al paesaggio e alla struttura narrativa [mare-Fabbrico-mare] e lo trovo interessante perché la ciclicità spaziale si sostituisce a quella temporale, per dare una sorta di coordinate entro cui cercare il senso della storia. Gli altri sono micro, sono piccoli cerchi legati al concetto, molto esteso, del senso della vita: non tutti i cerchi [aka relazioni] che si intersecano possono restare tali, la loro circonferenza è un confine che non sempre può essere attraversato e/o compreso -a prescindere dall’amore e dall’amicizia- a causa del vissuto di ciascun personaggio [ovvero di ciascuno di noi, come persona e come lettore] e non permette alle linee di creare una forma, alle parole di entrare in sintonia. Le tracce e le cicatrici che segnano la storia famigliare dei protagonisti determina inevitabilmente il modo d’intendere la vita e le scelte che operano -consce o inconsce-.

coraggio: serve più coraggio a restare o ad andare? Non c’è risposta, è quasi banale chiederlo e affermarlo. La grande forza di questo libro sta nel coraggio di vivere e nella verità dei personaggi raccontati con rara sensibilità, si avverte l’empatia del narratore con le persone che abitano le pagine; a volte i loro comportamenti non sono comprensibili e proprio per questo rispecchino la realtà dell’esistenza.


Ho iniziato questo libro un sabato mattina e a metà pomeriggio ho scelto di tenermi l’ultimo capitolo per la domenica, immaginandomi seduta in terrazza, la tazza del caffè appoggiata sul davanzale e il primo sole a scaldare le ossa. Ho voluto rallentare per assaporare.

Roberto Camurri è un cantastorie prima d’essere scrittore, l’ho pensato leggendo l’incipit e ne ho avuto conferma in ogni capitolo. Non c’è giudizio nelle sue parole ma un’attenta disanima delle vite altrui e dei particolari che le rendono uniche; lui si è dedicato a questo, alla ricerca dei dettagli.

Col tempo ho compreso che si conosce solo ciò che si vive sulla propria pelle, al resto ci si avvicina per una forma percettiva più o meno sviluppata, quella di Camurri decisamente lo è e ciò gli permette, al di là della finzione narrativa utile alla scrittura, di mostrare il dolore-mistero-meraviglia del vivere coerentemente con se stessi.

La verità è che gli piace guardare fuori, guardare il paesaggio, le case che sbucano in mezzo ai campi, i trattori che arano, l’erba tra i solchi, gli uccelli posati sui fili della luce, le lepri immobili in mezzo a quella terra infinita […]

Roberto Camurri, A misura d’uomo, NN Editore, 2018.


Ho ascoltato casualmente questa canzone, o meglio, avevo voglia di ascoltare una sua vecchia canzone ma è comparsa questa e ho pensato che sì, potevo inserirla qui, in chiusura di queste righe che consigliano la lettura del libro di un giovane scrittore che a breve avrò l’occasione di intervistare.

[immagino già che lui avrebbe preferito Guccini, ma…]

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